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Critica |
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Umberto Marinello - Novembre 2002 |
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Le opere di Armando Felpati, in bilico tra pittura e grafica (pittura per l'uso del materiale,
il colore acrilico; grafica per la rilevanza del segno che è sempre dominante),
possono essere considerate la visualizzazione del moto perpetuo per le vorticose evoluzioni
da cui sono caratterizzate. E' un moto però che crea un senso di vertigine, di smarrimento,
di disorientamento o, se si vuole, di "perdita del centro" e quindi di grande instabilità.
Trattandosi di opere non figurative affidate piuttosto alla gestualità, anche se razionalmente
governata, la loro interpretazione e la loro lettura, anche al di là dei titoli che l'artista
vi applica, quasi si trattasse di manifesti, dipendono in gran parte dalla sensibilità,
dallo stato d'animo, dal pensiero del fruitore.
Vi si può individuare comunque l'immagine simbolica di quell'insicurezza che attanaglia
ormai in senso irreversibile la nostra società, il nostro vivere quotidiano.
Sul piano tecnico non si può non sottolineare, nell'impostazione nettamente grafica,
la sicurezza del segno che viene studiato e condotto con grande precisione e puntualità.
Un segno però che riesce ad entrare in grande armonia con il colore, che in genere prende
la completa campitura dell'opera e che nella maggior parte dei casi viene anch'esso usato
con tecnica e impostazione grafica.
Segno e colore si fondono creando atmosfera, un'atmosfera appunto di vertigine.
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Umberto Marinello - Gennaio 2004 |
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L'arte ha spesso assunto nel secolo passato un ruolo di denuncia e di protesta.
Spesso un linguaggio dirompente ha stigmatizzato, attaccato, portato all'evidenza
le contraddizioni di un mondo che è andato via via perdendo sempre più
i suoi sani valori prostituendosi al potere, al successo, al profitto.
L'arte ha cioè nel XX secolo scoperto anche la sua vocazione sociale.
Su questa scia si inserisce a buon diritto l'opera di Armando Felpati,
un pittore attento alla contemporaneità, interprete dei suoi malesseri
e degli interrogativi che la travagliano.
Felpati è fondamentalmente un grafico che è però dotato
anche di una grande sensibilità cromatica.
Come grafico si affida naturalmente al segno, gestito da una larga gestualità,
governata però razionalmente, tesa ad una esattezza di definizione senza tentennamenti.
Il segno dà vita in questo modo a una serie di volute che accavallandosi, intrecciandosi,
sovrapponendosi finiscono per creare un susseguirsi di vortici portatori di un senso
di vertigine originato da ciò che può essere chiamato "la perdita del centro",
cioè la mancanza di un punto di riferimento sicuro cui ancorarsi.
E il tutto in un fondo mosso, ma anch'esso razionalmente governato,
che nella ripetizione quasi ossessiva dello stesso motivo, o modulazione,
introduce una sensazione di spazio profondo, indefinito.
L'acrilico, già di per se stesso materiale pittorico "freddo",
viene per lo più usato nella gamma fredda dei colori,
cosicché quello spazio assume una valenza di tipo siderale,
dove la vita sembra essere scomparsa o, per lo meno, congelata.
I titoli, scritti a grandi caratteri all'interno del quadro e parte integrante del quadro stesso,
offrono una chiave di lettura dell'opera, chiave che va sempre nella direzione di una pittura
impegnata e comunque attenta alle problematiche attuali.
Il ricorso alle volute coinvolge il lettore dell'opera in una sorta di moto perpetuo
che non si sa da dove cominci, né dove vada a finire, in un equilibrio formale solo apparente,
e provoca un intimo disequilibrio profondo, come nelle impressioni optical che fanno smarrire
il senso di orientamento e di posizione.
Ecco, è proprio in questo smarrimento che sta soprattutto il messaggio di Felpati:
l'uomo sta perdendo se stesso, sta perdendo il proprio passato,
è proiettato verso un futuro incerto, imprevedibile, improbabile.
Una lezione su cui meditare.
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Umberto Marinello - Gennaio 2005 |
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Ho già avuto modo di dire in uno scritto precedente che quella di Armando Felpati
è una pittura che, costruendosi su un segno che lacera il colore, e quindi l’atmosfera del quadro,
si fa immagine di un malessere interiore profondo.
E il disorientamento provocato da tale malessere era visualizzato da un continuo
intersecarsi di volute che nelle loro scansioni regolari creavano un effetto-optical
che accentuava la sensazione di perdita di un qualsiasi punto di riferimento.
Ora le volute sono quasi completamente scomparse; il segno rimane, ma è affastellato in fasci
pressoché unidirezionali, interrotti o intervallati da spazi che somigliano più a lacerazioni
che a luoghi vivibili. Il colore sembra tendere ad uniformarsi sul grigio, da cui emerge
qua e là qualche sprazzo di colore freddo (e l’acrilico ne aumenta la valenza)
cui fanno da contrasto macchie di un rosso violento o degli arancioni degradanti verso il giallo,
con una notevole sottolineatura alla drammaticità dell’opera.
Da quell’intrico verticale o orizzontale di segni, condizionati da quelle implicanze cromatiche,
esce uno spazio che, conservando una connotazione siderale (e la sensazione di avere a che fare
con spazi cosmici viene suggerita dall’andamento curvilineo dei segni e da qualche globo che sembra
emergere da distanze incommensurabili) sembra essere attraversato da fughe, da linee di forza
che hanno perso ogni controllo, ogni regola che possa essere ricondotta a logiche della fisica.
Si tratta quindi di un cosmo in cui il caos sembra prevalere, un caos che sembra preludere
alla deflagrazione totale.
Probabilmente Felpati trasferisce a livello cosmico, dandogli quindi una dimensione apocalittica,
quel male di vivere che caratterizza il mondo contemporaneo, attraversato da guerre, devastazioni,
disastri ecologici che pongono seri interrogativi sulla possibilità di sopravvivenza del mondo stesso,
oltre che dell’umanità.
Sul piano tecnico va osservato che il gesto largo che produce il segno in Felpati
viene governato razionalmente, con una precisione che è indice di una sicura lucidità di pensiero.
Ed è proprio a causa di questa lucidità che si capisce che non si tratta
di una reazione momentanea o contingente, ma di uno stato vero e proprio che è generato
da una cruda e sofferta visione di una attualità che va degradando di giorno in giorno.
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Umberto Marinello - Luglio 2008 |
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Dalla presentazione in catalogo di Umberto Marinello -
"Piove a Peraga Emozioni al Castello" - Mostra al Castello dei Da
Peraga, Peraga - Vigonza (Padova) 2008
Spazia oltre i confini del vivere quotidiano proponendo un linguaggio astratto
in cui segni, gestualità e luce creano atmosfere e luoghi/non luoghi di valenza cosmica.
E', il suo, il proiettarsi in uno spazio infinito ed indefinito con vortici
disorientanti che fotografano l'instabilità della natura umana: praticamente la perdita del centro.
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Carla Rugger |
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La pittura di Armando Felpati ci induce a pensare a momenti di un sentimento soggettivo
che trascende l’esperienza del sensibile per proiettarci in una dimensione esistenziale
costellata di sensazioni rapide e brucianti che avvincono.
La sua opera, o il messaggio pittorico che ne scaturisce, pone in risalto dei "tagli",
frammenti decisi che lacerano lo spazio, calandoci in una densità poetica dove il segno,
il tocco del colore si fa ardente; in questa intensità cromatica ricca di suggestioni,
ci inoltriamo in un percorso mobile, dove il messaggio dell’artista si concentra
e si esprime attraverso la sua personalissima e cosmica visione della realtà.
Ma questa "astrazione e penetrazione" singolare del linguaggio cromatico
e incisivo dell’artista Felpati ci introduce in una particolare visione del suo "io" ,
modellato in forma ardente - ora quieto - mai fermo - o arricchito di espressioni modulate;
ma pure- ed è importante, solcato di memorie ardenti.
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Carla Rugger - Paris |
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Association Internationale des Critiques Littéraires - Paris
Singolarissime presenze sono parte integrante nell’espressione pittorica di questo artista,
proiettato da sempre nella ricerca di nuove concezioni mentali - non solo ritmo e armonia -
si fondono a provocare delle pause, canali di memorie che ritornano a scalfire un presente irripetibile.
Concezione astratta della forma, qui espressa con armoniosi intenti?
Ma questa espressione incontra la sua identità nel principio, appunto, di un’astrazione,
che non è altro che una raccolta di elementi onirici, visioni di una realtà contraddittoria,
arresti e risalite verso un approdo sicuro.
Queste entità sembrano sfuggire ad ogni controllo, tuttavia un ritmo interiore dispone
la loro fuga in uno spazio concesso, talora il disporsi della cromia "cattura" le linee
che si intersecano in un moto ondoso
-pensiero espresso armonicamente in un susseguirsi di istanti -
equilibrio mentale, ricerca appassionata.
Dove vive armonia regna il contrasto, realtà frastagliata, compositiva,
ogni elemento incontra il suo punto d’appoggio,
o l’avvio verso nuove ed esaltanti probabilità.
La prova del colore "cattura" - picchiettio, scivolamento del colore, piccole entità
che diradano, si "aggrumano" a formare strani arabeschi, mosaici dalle forme perfette.
Un microcosmo volto a esprimere un vissuto; questi elementi fendono lo spazio,
si muovono a un ritmo innocente.
Essi "dicono", "parlano" il linguaggio muto del cuore; in questo "gettare" di elementi
- contrastanti solo in apparenza, vive e si alimenta l’idea, da qui il gesto e il suo impeto,
il dosato equilibrio tra forma e spazio atto a rinnovare, a ri-creare un desueto talora opprimente,
vincolato da schemi e concezioni rigide di pensiero che trattengono una ribellione -
infine, la sfida delle proprie possibilità per entrare in una dimensione dove tutto può accadere,
o accade - per volontà dell’artista.
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Paolo Rizzi - Giugno 1991 |
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Dalla presentazione della Mostra alla "Galleria Einaudi" di Mestre il 29 giugno 1991
a cura di Paolo Rizzi.
In Felpati il mondo dell’immagine non è più un mondo di rappresentazione,
cioè non ci sono gli oggetti ma tutto diventa una macchia indistinta,
quasi un’impronta magmatica entro cui noi cerchiamo di fissare l’occhio,
vedete come l’artista arrivi quasi a delle screziature infinitesimali della forma,
ma il nostro occhio in realtà non arriva più di tanto perché sotto, e l’artista ce lo mostra,
c’è il mistero della stessa psiche umana, c’è il mistero del nostro inconscio.
Questi quadri di Felpati vogliono essere delle rappresentazioni di un paesaggio
che non è il paesaggio naturale, ma è il paesaggio della nostra psiche,
quello che dovrebbe essere dentro di noi.
Questo paesaggio caotico, magmatico, questo paesaggio cellulare che diventa anche
un paesaggio fantastico e dentro al quale noi cerchiamo sempre per nostra convenzione
di identificare delle forme naturali, come ad esempio questi due cerchi,
che sono nient’altro che dei cerchi gialli che contornano dei cerchi scuri,
diventano per noi quasi due occhi che ci fissano o meglio che fissano quello che è dentro di noi,
gli occhi paurosi e misteriosi della nostra psiche.
E a noi in realtà diventa molto solleticante, molto inquietante affondare l’occhio
in queste forme caotiche e magmatiche proprio per cercare,
ed è un nostro vecchio vezzo millenario direi ancestrale, proprio per cercare
quello che è l’ordine, l’ordine nascosto dietro l’apparente caos della nostra esistenza.
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Paolo Rizzi - Novembre 1992 |
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Dalla presentazione della Mostra alla "Galleria Donatello" di Padova
il 29 novembre 1992 a cura di Paolo Rizzi.
Questi quadri sono come delle impronte, come se qualcuno si impiastricciasse
le dita nel colore e poi lo buttasse sulla carta.
Tutto questo non è soltanto un gioco, un gioco decorativo, un gioco che
cerca di arrivare alla novità di un’immagine per la novità,
ma è anche un tentativo di capire quello che c’è sotto.
Sapete come gli scienziati adoperano le macchie di Rorschach per capire qual è
la connotazione psicologica o psichica di un individuo.
Sono delle macchie d’inchiostro che si mettono in una carta, si schiaccia
e poi si vede questa sorta di immagine dell’inchiostro schiacciato e si cerca
di far interpretare da ciascuno che cosa vede all’interno di queste macchie.
Che cosa noi vediamo in questo sole, in questa sorte di collina di montagna,
in questi paesaggi strani questo dipende da noi, siamo noi alla fine che stravediamo dentro.
L’artista ci ha dato in un modo anche molto raffinato ed elegante,
gli strumenti per entrare dentro questi quadri, ma siamo noi che
dobbiamo vedere quello che c’è dietro, o meglio non vedere.
Leonardo da Vinci era un maestro di queste cose e lui ci ha lasciato scritto della cose straordinarie.
Lui amava guardare nelle macchie dei muri, nelle muffe, nelle ceneri, nelle terre, nei muschi,
nel vecchio legno e guardando fisso quasi con una fissità ossessiva,
cercava di leggere quello che è dentro la materia.
Lui magari leggeva, guadava ed interpretava queste macchie, diceva:
"Qui ci sono delle battaglie, dei cavalli che si muovono-.
Di fronte ad un quadro di Leonardo da Vinci, la "Sant’Anna" che ci ha lasciato
e che oggi è al Louvre, lui vedeva qualcosa di diverso e Freud
che ha cercato d’interpretare Leonardo Da Vinci, addirittura guardando
questo quadro di Leonardo ha creduto di vedere nel manto di Sant’Anna
la forma di un uccello maligno.
Non lo sappiamo se ci fosse l’uccello non c’era probabilmente nelle intenzioni di Leonardo,
ma forse Leonardo inconsciamente lo ha espresso.
Non c’era una lettura scientifica del quadro, ma Freud probabilmente aveva anche la sua ragione
nel leggere, anzi nel non leggere, nel non vedere,
meglio nello stravedere quello che c’era dietro l’immagine.
Ecco, come dire il lievito fantastico che appare in questa pittura, in genere nella pittura
che si richiama a questo dato surreale, fantastico, onirico.
Tocca a noi in realtà leggere, qualcuno potrà vedere qualcosa di mostruoso, di orribile,
qualche altro qualcosa di felice, come dire una voglia di cielo, di libertà, di felicità.
Allora siamo noi che improntiamo, se così si può dire, questi quadri nella nostra personalità
e li interpretiamo secondo il nostro stato d’animo e ne diventiamo noi stessi gli autori
al di là di quella che è la stessa volontà dell’artista.
Beh scusatemi, questa è una grande conquista della nostra cultura.
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Oscar Visentin |
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Armando Felpati è un artista che affida al potere cromatico tutta l’espressione del quadro.
I ritmi, bene equilibrati come in un concerto, hanno una forza dominante e dinamica
che si espande fuori dai confini del quadro superando i limiti geometrici,
sempre nel rigore di un dominante cromatismo.
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Anna Boscolo Artman |
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Felpati si distingue e si impone all’attenzione per una tecnica calligrafica molto decorativa
e di effetto. L’artista che si pone sul piano dell’astrattismo, del metafisico, sa coniugare
con armonia dinamismo e realismo in linguaggio metaforico e simbolico di forte interesse.
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Alberto Raimondi |
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Armando Felpati si inserisce nel panorama artistico italiano,
con quella forza espressiva dotata di gusto e armonia.
L’opera, assolutamente astratta, con la quale si presenta, rivela una rara musicalità compositiva.
I ritmi in essa contenuti, rievocano antiche simbologie e dimenticate significazioni,
mentre emergono nuovi enzimi pittorici da sinuose forme e strutturazioni più complesse
ricorrendo a squilli timbrici di natura surreale.
Dobbiamo inoltre annotare una abilissima procedura cromatica armonizzata
nell’intero sviluppo operativo.
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Alberto Raimondi - Bologna, Ottobre 2001 |
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Armando Felpati nella pittura astratta riesce a farci immaginare concetti
difficilmente concepibili con altri mezzi artistici.
Sono i vorticosi ritmi che egli aziona magistralmente per coinvolgerci nella stessa dimensione
da lui gestita e in questo vortice ottico vengono scoperti elementi paradossali di concetti
filosofici e temporali che ci fanno meditare e approfondire su pensieri e problemi esistenziali.
E’ certamente questa la funzione magistrale dell’astrattismo che invita l’uomo
ad una concentrazione mentale nel tempo e nello spazio, nel pensiero e nell’azione.
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Unione Cattolici Artisti Italiani - Roma, 2001 |
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Ad un’arte di denuncia e di impegno ecologico e sociale, pur nella serenità,
si ispira invece il giovane autore padovano Armando Felpati,
presente alla rassegna con una quindicina di interessanti quadri.
Arte e Fede - Informazioni U.C.A.I. Unione Cattolici Artisti Italiani - Roma, 2001
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Edmondo Bellucci - Bologna, Aprile 2003 |
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Armando Felpati è autore di interessanti immagini di carattere astratto,
ma coinvolgenti per le ardite composizioni dalle molteplici volute grafiche
come interpretazioni d’una energia centripeta dominante.
E’ questa la personalità frenetica che si espande, evoca, dissolve, si inserisce per poi svanire
in una tonalità dominante di fondo che stabilisce un momento clou emergente.
In tal modo egli elabora una realtà contemporanea intrisa di vincoli e traversie
nella ricerca sempre nuova ed esaltante che incarna sottili metafore psicologiche.
L’evidente simbolismo straripa e si trasforma nelle sue visioni spaziali ricche
di un valido impianto compositivo.
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Franco Villa - Trento, Settembre 2003 |
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Armando Felpati con un’opera schematica e con calligrafica precisione,
propone immagini surreali e interpretate con varie colorazioni che ci colpiscono particolarmente.
Arte Informazione nº 76 sett. 2003
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Augusto Alessandri - Ottobre 2003 |
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Armando Felpati, artista dalla personalità frenetica che riesce a cogliere i moti
e le energie dei corpi e della realtà naturale con linguaggio astratto sempre vitale.
Informabano & Montegrotto nº 46 ott/nov 2003
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Giorgio Segato - Gennaio 2005 |
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In occasione della personale "Linee Cosmiche" presso il Centro Piovese d’Arte e Cultura di Piove di Sacco.
Interessante percorso segnico e mentale.
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Claudio Massaro - Gennaio 2005 |
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In occasione della personale "Linee Cosmiche" presso il Centro Piovese d’Arte e Cultura di Piove di Sacco.
Conosco le opere di Armando Felpati, ma vedendole finalmente esposte in maniera organica,
devo dire che l’impatto è emozionante.
Veramente notevoli le evoluzioni che si esprimono per linee,
soprattutto nelle opere che si rifanno allo Spazialismo.
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Mario Klein - Novembre 2005 |
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La pittura-pensiero di Felpati colpisce per la vertiginosa e incalzante proposizione
di messaggio e denuncia, oltre che per il ruolo di drammaticità affidato al colore.
La grande abilità grafica asseconda l'intimo bisogno comunicativo dell'artista che,
nell'alfabeto del segno, stigmatizza un percorso pittorico altamente riflessivo
e filosofico.
La dimensione di degrado del tempo che viviamo, con le progressive rinunce
alla conservazione del passato e dei valori, provoca in Felpati
una preoccupata necessità di riferire, informare sulla precarietà del momento
e, attraverso il colore, indicare una auspicabie via di fuga
per sottrarsi all'appiattimento del "nero" esistenziale.
Ecco allora che la funzione dell'arte si rivela in tutta la sua valenza sociale,
affidando all'artista anche il ruolo di apostolo della speranza.
Il groviglio dei segni e i fasci di linee che dominano lo spazio del quadro,
ora si interrompono, ora si lasciano attraversare da piani di colore,
preferibilmente forte, se non violento, posti in posizione non
necessariamente centrale.
Tutto concorre a creare con ogni singola opera, realizzata con l'acrilico,
una serie di "tasselli" di un mosaico cosmico, dove il silenzio ossessivo
indica l'urgenza del pensare, se si vuole dare una risposta alla
sopravvivenza dell'umanità.
Metafora raffinata e intellettuale di cui dispone l'abilità espressiva
di Armando Felpati.
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Giorgio Pilla – Maggio 2007 |
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Dalla presentazione della mostra "Arte Padova in Venice" a cura di Giorgio Pilla – Maggio 2007
Il contorcersi del segno, ora uncinato altrove sciolto da matasse mentali che sgorgano in cerchi spruzzati di
scintille cromatiche, portano il fruitore verso un percorso che conduce ad una visione di mistica ascensione.
Le citazioni presenti in due delle opere: "APPARENTE" et "ESSERE" delineano una profonda crisi esistenziale
presente nella moderna società.
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Elena Gavazzi - Cremona 2008 |
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Tratto dal libro "L’Arte e il Web - Verso nuove forme d’espressione della creatività" di Simone Fappanni,
immagin@ria editrice - Cremona 2008
Il tratto deciso e perfetto rivela una padronanza del mezzo tecnico:
tutto appare su uno sfondo denso di suggestioni geometriche.
La pittura diventa un mezzo per esprimere la propria fantasia unita ad un rigore razionale.
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G. Cudin - Montegrotto Terme (Pd) – 2011 |
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Dal depliant della mostra "linee cosmiche" al Museo Internazionale del Vetro d´Arte e delle Terme di
Montegrotto Terme (Pd) – gennaio 2011
Il lavoro di Armando Felpati è la continua ricerca di superfici complesse, masse, costruzioni ritmiche in
possesso di una loro luminosità, forme intermittenti che si collegano tra loro in un movimento armonico.
Sono vibrazioni di luce, collocate dentro un pensiero ove l´artista non vuole la forma ma un susseguirsi
di segni animati, affascinanti, che si muovono in uno spazio definito di luce.
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Mariano Missaglia |
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Dal Grande Dizionario degli Artisti Italiani Contemporanei - Editoriale dell´Accademia Italia delle Arti e del Lavoro
Salsomaggiore Terme 1979
Nelle opere di Felpati la timbricità del colore, rigorosamente controllata, arriva ad accostamenti egregi, a sfumature delicatissime,
a vibrazioni impensate. Spazi magici, dove respirano riminiscenze ancestrali, si dilatano, si intersecano, si accavallano, come un
sogno emblematico. Personaggi strani, ridotti a simboli inventati o scaturiti dal subconscio, raccontano miti umani e metafisici, con
il loro muoversi in grotteschi atteggiamenti allusivi e con la loro totemicità dialettica. Così il suo linguaggio
diventa carico di acuta metafora, dove le debolezze ed i problemi della società vengono sottolineati in una satira
spiritosa ed intelligente, ed il caricaturale va a simbolizzare la necessità che l´uomo ha sempre avuto di spersonalizzarsi
in una dimensione trascendente per poter ritrovarsi, con questa sublimazione precategoriale, ad una rinascita esistenziale del proprio
"ego" espresso nella dinamica polivalente dell´oggetto realtà e poesia, immagine e pensiero magico.
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Ampelio Chinello - Montegrotto Terme (Pd) – 2011 |
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In occasione della mostra personale al Museo Internazionale del Vetro d’Arte e delle Terme
di Montegrotto Terme - gennaio 2011
Complimenti sinceri. Ho visto belle cose, non solo segni, ma colori e forme stupende.
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